mercoledì 5 dicembre 2018

THE NEW ZEALAND STORY












LOCANDINA:




















ANNO: 1988

SOFTWARE HOUSE: Taito Corporation

GENERE: Platform

DESCRIZIONE: Può un kiwi, uccello simbolo della Nuova Zelanda, superare tante prove ed avere la meglio di un tricheco malvagio? I più scettici direbbero di no.
Chi ha giocato a “The New Zealand Story“, invece, platform game della Taito uscito nel 1988 in sala giochi e convertito l’anno successivo dalla Ocean per i computer da casa ad 8 e 16 bit, sa che tutto è possibile.
La storia, come spesso accade in questo genere di giochi, è piuttosto semplice: un tricheco cattivo di nome Wally Walrus rapisce i kiwi per tenere con se la più bella del gruppo: l’amore fa brutti scherzi, e questo episodio ne è la riprova.
Tuttavia, il piccolo Tiki, il nostro beniamino, come testimoniato dalle immagini della sequenza iniziale del gioco riesce a sfuggire alle grinfie di Walrus, e tenterà l’impresa avventurandosi per mari e monti, popolati da nemici armati fino ai denti, al fine di salvare i suoi compagni e la bella, almeno secondo i canoni dei paffuti e teneri kiwi, Phee Phee.

Il lungo e difficile cammino di Tiki è ambientato, manco a dirlo, in Nuova Zelanda. Scopo principale del gioco, come accennato, è liberare i kiwi dalle gabbie.
I livelli, suddivisi in 5 mondi differenti sono di grandi dimensioni sia in altezza che in larghezza. Se la larghezza non sarà un problema, l’altezza ben presto comincerà ad esserlo: le piattaforme non basteranno più per il nostro eroe che, benché pennuto, è incapace di volare (come tutti i kiwi, d’altronde). Per andare avanti nel labirinto, nel quale troviamo anche molti ostacoli fisici, si dovrà ovviare con mezzi di fortuna quali palloncini, paperelle e dischi volanti.
Ad aiutarci nell’orientamento durante l’esplorazione vi è una sorta di mappa che indica unicamente la nostra posizione, tramite puntino luminoso, e la gabbia del kiwi, indicata da un cartello con la scritta “Exit”.
Tanti sono i nemici a dir poco bizzarri che affronteremo, a partire da strani orsetti punk, gatti con ali da pipistrello, soldatini di legno, batteri ed agnelli armati di cannone, senza dimenticare i boss di fine stage che si incontrano ogni quattro livelli: una balena rosa surgelata in un blocco di ghiaccio, una piovra di pietra che fluttua in aria in barba alle più elementari regole fisiche e un robot volante dall’aspetto di una matrioska.
Nel quarto stage non c’è alcun boss mentre alla fine del gioco ci sarà il trichecone zannuto, Wally Walrus, che si dovrà superare per vincere la partita.

Tiki, come detto, non può volare e non per colpa delle scarpette da tennis che porta.

Può, tuttavia, saltare e, premendo rapidamente il tasto di salto, sbattere le piccole ali per frenare la sua caduta e fare brevissimi tratti “in volo” (è più una caduta controllata)
 Il nostro kiwi, dall’aspetto però simile ad un pulcino – soprattutto nella versione per Commodore 64 – può però fare affidamento su numerose alternative per giungere più rapidamente alla meta. I “mezzi di trasporto” durante il gioco spaziano dai palloni gonfiabili ai normali palloncini, dalle papere di gomma agli ufo.
Quest’ultimo è il mezzo più manovrabile, non è soggetto a forza di inerzia né a forza di gravità ed è indistruttibile. Come se non bastasse, è armato con un cannone laser potente e ne esiste una variante molto rara, in grado di sparare al posto del laser dei lentissimi missili a ricerca.
Una grande peculiarità di “The New Zealand Story” è rappresentata dal fatto che ogni mezzo ha i suoi punti di forza e punti deboli, tra i quali il peso di alcuni che li rende decisamente poco manovrabili. In sostanza, un po’ di fisica introdotta in un gioco! Oggi ci facciamo l’abitudine, ma in quei favolosi anni ’80, non era esattamente così.
Il cammino proseguirà non solo per aria, ma anche in alcune sezioni subacquee. Qui il gioco si fa duro: Tiki nell’attraversare i corsi d’acqua sarà automaticamente provvisto di maschera e boccaglio, ma apparirà un indicatore che segnalerà la quantità di ossigeno rimanente. Se l’ossigeno finisce, Tiki muore annegato.
Ma ci sono anche i modi di guadagnare delle vite extra. Oltre al raggiungimento di punteggi determinati, è stato adottato lo stesso metodo di Bubble Bobble, e cioè che tra i tanti bonus che si raccoglieranno una volta eliminati i nemici ci saranno le lettere che formano la parola “Extend”.
Lo stesso risultato lo si avrà raccogliendo per dieci volte la stessa lettera.

Un altro elemento peculiare di questo gioco è rappresentato dal paradiso: se si muore (perdendo cioè l’ultima vita a disposizione per un motivo “fisico” come proiettili, fuoco o spuntoni e non, ad esempio, annegamento o termine del tempo limite) in uno qualsiasi dei livelli dal terzo stage in su, a Tiki comparirà un’aureola sulla testa e un messaggio reciterà “Welcome to Heaven!” (“Benvenuto in Paradiso!”: ecco a cosa si è ispirato Antonello Venditti…).
A quel punto inizia un livello ispirato alla classica iconografia del paradiso, dove tutte le piattaforme saranno nuvole bianche e in cui saranno presenti anche nemici: sempre, però, provvisti di aureola sulla testa. Scopo del livello aggiuntivo è… quello di sopravvivere.
Anche in Paradiso vi sono gli spuntoni e i nemici causano il Game Over come nei livelli normali; va detto però che una volta arrivati al termine del livello Tiki arriverà al cospetto della Vergine Maria e dopo una schermata con Phee-Phee il gioco terminerà comunque.
Tuttavia, se si muore in uno dei livelli del quarto o del quinto stage, la conformazione del paradiso sarà differente ed in entrambi i livelli saranno presenti due scorciatoie che consentiranno a Tiki di eludere la conclusione della partita. Questo consentirà al giocatore di continuare la partita dal livello in cui si era morti con una vita aggiuntiva.
Nel paradiso del terzo livello esiste una scorciatoia per continuare la partita dal livello successivo a quello in cui si è morti, ma senza vita aggiuntiva.

Dal punto di vista grafico, “The New Zealand Story” è senza dubbio valido. Il gioco si avvale di buoni fondali, le animazioni sono fluide, anche se in alcuni casi sono presenti degli sfarfallii, e numerosi sono i dettagli sia dei livelli sia degli sprites sullo schermo.
Colori gradevoli e disegni adatti ai più piccolini si attestano su buoni livelli. Il sonoro è composto da un paio di canzoni abbastanza orecchiabili.
Da sottolineare come la versione per Amiga sia del tutto simile a quella da sala mentre quella per C64, pur essendo rimaneggiata per ovvie limitazioni hardware, faceva più che bene il suo dovere non facendo rimpiangere gli aficionados dell’8 bit.
La giocabilità è il punto forte del titolo Taito. Tanti sono gli spunti interessanti, come la possibilità di cambiar mezzo molto spesso per avventurarci nei meandri dei livelli.
Buona anche l’alternanza dei mezzi da trasporto che dà al gioco un gameplay particolareggiato.
Il livello di difficoltà è bilanciato piuttosto bene anche se ci sono alcuni passaggi ardui e la longevità, con i suoi 20 livelli è garantita anche dalla difficoltà e dalla grandezza di alcuni stage.

“The New Zealand Story” si è fatto apprezzare da moltissimi giocatori grazie al suo aspetto gradevole, alle sue innovazioni e a un comparto tecnico di tutto rispetto.
Il kiwi protagonista del gioco è uno dei personaggi più amati e meglio ricordati dai giocatori di vecchia data. La grafica colorata, disegnata in modo cartoonistico e animata piuttosto bene pur non facendo gridare al miracolo, è accompagnata da un paio di brani che ancora oggi sono ricordati.
Giocabilità per alcuni versi innovativa, la varietà delle azioni da fare e la dinamica in generale erano più che discrete ma il tutto diventava, inesorabilmente come in un platform game, ripetitivo.

THE NEW ZEALAND STORY

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